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Giappone parte 1. Persone e stile di vita



TOKYO, FONTE ZEN DEL PADIGLIONE D'ORO
TOKYO, FONTE ZEN DEL PADIGLIONE D'ORO

Rientrata dal viaggio in Giappone, molti mi chiedono: "che cosa ti è piaciuto di più?" e non trovo una risposta. Non una sola almeno, e non una di cui io sia certa. Ma se devo dire, ciò che mi ha lasciato un'impronta che non va più via sono le persone che ho incontrato. Quindi prima di scrivere sull'abitare in Giappone voglio dire qualcosa sui giapponesi.


In nessun luogo del mondo ho sentito un impatto così forte con la diversità tra esseri umani.

Non parlo del colore della pelle o del taglio degli occhi, della loro fisicità e dell'eleganza della loro postura, o almeno non solo. Intendo la diversità percepita nel sapersi parte della stessa comunità umana ma allo stesso tempo totalmente diversi nel modo di relazionarsi l'uno con l'altro/a. In Giappone ho pensato tante volte: anche loro si alzano, lavorano, vedono gli amici, educano i figli, fanno la spesa; si può ben dire che conduciamo esistenze simili nella nostra quotidianità. Ma nel modo in cui i giapponesi svolgono le loro azioni c'è qualcosa che non ci appartiene, ed è il profondo rispetto con cui, sempre, si rivolgono ai propri simili.


Sulla proverbiale gentilezza dei giapponesi, che vede nella supposta distanza sociale il rovescio della medaglia, esiste un sacco di letteratura. Dico la mia solo perchè la pensavo una cosa di facciata, un comportamento appreso e freddamente applicato, mentre mi sono accorta che non è così. La ragazza che mi vede sperduta nel centro di Tokyo e mi accompagna alla giusta fermata del bus; il signore anziano che su un treno gremito chiede un po' di spazio per il proprio bagaglio e prima di scendere per ringraziare ci fa dono di alcuni dolcetti; la signora che in un negozio di lacche, dispiaciuta perchè l'oggetto che piaceva tanto alla mia amica non era in vendita, alla fine glielo regala piuttosto che vederla delusa (è successo davvero!)...

Gesti e sorrisi che curano.

Curano noi ma anche loro. Credo che rendano più soddisfacente una quotidianità che nasconde anche una grossa fatica di vivere.


A forgiare così questo popolo saranno stati i millenni di disciplina alle spalle, tra samurai shogun geiko geishe, figure dall'aurea sacra ma in realtà addestratissime nel performare nelle reciproche discipline; oppure la lunga separazione dal mondo occidentale e dalle sue istanze e storture, un mondo a cui il paese si è aperto solo a metà dell'ottocento per uscire da un lungo medioevo; o anche la realtà insulare, alle prese da sempre con una natura dalla bellezza e violenza estrema: incendi e terremoti, inondazioni e tifoni che i giapponesi hanno imparato a gestire e quasi ad addomesticare convivendoci serenamente ma pragmaticamente, senza fatalismo. Anche noi arrivati in Giappone siamo stati invitati a scaricare sullo smartwatch una app di alert in caso di terremoto; i terremoti sono frequentissimi e dopo quello di Kobe del 1995 il Giappone si è attrezzato nella prevenzione, nell'informazione, nei metodi di costruzione e oggi praticamente i terremoti non fanno più vittime.



TOKYO SHIBUIA, L'INCROCIO PIù TRAFFICATO AL MONDO
TOKYO SHIBUIA, L'INCROCIO PIù TRAFFICATO AL MONDO

La modernità è ora diffusa ma non è la prima cosa che ho colto, se non nel centro di Tokyo o nei quartieri Shibuia, Ginza, ecc. dove c'è il solito tripudio di schermi e luci di ogni metropoli al mondo. Altrove, anche nelle città grandi come Kyoto, Nara, Kanazawa, ho visto tanti quartieri modesti e autentici, di case quasi fatiscenti secondo il nostro standard, dove il tempo pareva davvero congelarsi in un indefinIto.


Nei quartieri rimasti tradizionali, specie a Kyoto e Kanazawa, i piccoli negozi, caffè, ristoranti di ramen, i kombini (posti dove compri a basso prezzo i bento box col cibo pronto, in ogni caso fresco e buonissimo) sono luoghi dove tutti parlano a voce bassa, spesso ci si leva le scarpe per salire sui tatami e mangiare seduti a terra, tra poco lusso e attrezzature semplici e funzionali, se c'è musica di sottofondo di solito è la musica jazz che i giapponesi adorano. Spesso chi cucina lo fa dietro un bancone proprio davanti a te e i convenuti intrecciano brevi amichevoli conversazioni (curiosi? guardate su Netlix la serie "Midnight diner" tratta dalla serie manga "Tokyo stories" e avrete un'idea molto precisa e fedele dell'atmosfera che si vive).

KANAZAWA, RAGAZZE IN KIMONO E SCARPE DA GINNASTICA
KANAZAWA, RAGAZZE IN KIMONO E SCARPE DA GINNASTICA

Giovani in abiti tradizionali e kimono passano accanto ad altri che sfoggiano i brand più contemporanei, capelli rosa, piercing ecc. E niente stona.


Nessuna ressa alle stazioni, ai tornelli o sulle scale mobili: le persone si dispongono con calma in file ordinate che sembrano nascere e scorrere da sole, mentre tu da disordinato occidentale osservi, cercando di imparare un nuovo modo di portarti in giro per il mondo e di occupare lo spazio comune.



TOKYO, PAGODA TEMPIO SENSO JI
TOKYO, PAGODA TEMPIO SENSO JI

Prevale una spiritualità diffusa e condivisa, una dimensione questa davvero a noi sconosciuta, una fede che è connessione profonda dell'Uomo con la Natura: templi shintoisti o buddisti sorgono a ogni angolo delle grandi e piccole città, a volte sono nascosti in un vicolo a volte campeggiano come enormi presenze che attraggono milioni di turisti (sì, questo è un bel problema). Nei templi "di quartiere" passano le signore con la sporta della spesa, giovani busynessman in giacca e cravatta, ragazze, e si fermano un attimo in raccoglimento prima di proseguire la loro giornata.

Il sacro è credenza, ritualità e speranza e rasenta la superstizione, e la preghiera è una cosa molto pragmatica, non si prega per la salvezza dell'anima ma perchè i kamij, gli spiriti della natura dell'animismo shintoista, facciano qualcosa di buono per noi: la guarigione di un caro, la nascita di un figlio che non arriva, il successo per un negozio...

Shintoismo e buddismo si fondono in un unicum tanto che a volte è anche difficile distinguere tra loro i due tipi di templi, e il rito di raccoglimento che si officia all'altare del kamij o del Buddha è spesso lo stesso.

Una stessa persona può sposarsi celebrando il rito shintoista e richiedere il funerale buddista al momento del commiato.


KYOTO, TEMPIETTO SHINTOISTA DI QUARTIERE PER LA PROTEZIONE DEI BAMBINI MALATI
KYOTO, TEMPIETTO SHINTOISTA DI QUARTIERE PER LA PROTEZIONE DEI BAMBINI MALATI

Solo luci quindi? No, ma le ombre le ho solo intuite senza riuscire a toccarle con mano.


Lì il nascosto è davvero nascosto, il non detto è tanto. Nessuno redarguirà mai un occidentale per un comportamento ritenuto inappropriato, caso tipico mangiare per strada: il suolo pubblico è cosa comune, ne va preservata la pulizia e la dignità, la soluzione è quindi drastica: non esistono cestini per la spazzatura, si mangia solo nei locali (unica deroga tollerata la panchina di un parco pubblico, portandosi però via l'immondizia).

O ancora: non si parla a bordo dei mezzi pubblici per non disturbare il prossimo, e campeggia l'invito a spegnere lo smartphone nei posti prioritari per anziani, disabili e donne in gravidanza. Non ci sono norme di legge a stabilire tutto questo, la trasgressione non è punita a livello pecuniario ma a livello di una disapprovazione sociale; che è però implicita e mai espressa. Si deve imparare dai comportamenti virtuosi, insomma, fin da piccoli.


D'altra parte leggo dell'alto tasso di suicidi (meno comunque che nei nostri paesi nordici), dell'alcolismo (tutti bevono tanto!), di un debito pubblico alle stelle, di una sociretà del lavoro competitiva e annichilente, del fenomeno tutto giapponese degli "evaporati": centinaia di persone spariscono letteralmente dal giorno alla notte facendo perdere ogni traccia di sè per ricominciare una vita nuova altrove, sotto nuova identità, se "prima" qualcosa è andato storto. Tolgono il disturbo, evaporano, piuttosto che tollerare l'onta di un fallimento che graverebbe non solo su di loro ma su tutta la famiglia.


Non basta un solo viaggio per comprendere un po' di questo paese, neanche se cerchi di rimanere il più possibile fuori dalle rotte turistiche, dormi nelle case tradizionali, frequenti i luoghi dei giapponesi e cerchi costantemente l'autenticità.

Ma questo fascino contaminato di antico e moderno, di spiritualità e concretezza, di gentilezza ed efficienza mi prende e mi sollecita mille domande.


VILLAGGIO DELL'ANTICA VIA EDO, VALLE DEL KISO
VILLAGGIO DELL'ANTICA VIA EDO, VALLE DEL KISO

Una di queste è: chi sarei io se fossi nata lì?

Sotto i torij rossi dei templi shintoisti, vicino alle foreste di bambù, sotto la pioggia dei ciliegi a primavera, nei villaggi di montagna della valle del Kiso e nella grande metropoli vive un'umanità uguale ma diversa, moderna e arcaica, magnificamente complessa.

Un pezzetto nuovo di consapevolezza mi porta a pensare una volta di più che è bene de-costruire le certezze su cui tutti noi cerchiamo di fondare la nostra identità, e imparare dalle esperienze di vita e dagli incontri con luoghi e persone a trovare l'essenza del nostro io profondo e l'ispirazione per vivere bene nel mondo.


Per questo, assieme all'amore per quei luoghi e quelle persone, mi porto a casa la riproduzione dell'ideogramma iscitto da secoli sulla fonte zen del giardino visitabile al Padiglione d'oro, che vedete nella foto di copertina e che dice: "Non ho bisogno di niente se non di essere contento di quello che sono".



 
 
 

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