"CIO' CHE AFFIORA" -L'ESPERIENZA DELLA SOGLIA A PARTIRE DALLA LETTURA DELL'OPERA DI DONATELLA SOMMARIVA - EVENTO PRESSO ECONTEMPORARY TRIESTE, 29 MAGGIO 2026
- 19 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 5 giu

Nella sua pittura, Donatella Sommariva ci accompagna in un'esperienza di soglia, in cui la tela diventa il luogo di un passaggio e di una trasformazione. Il suo gesto pittorico non descriva ma rivela. Qualcosa "affiora" e si sviluppa a partire dallo studio delle nature morte floreali del '600, espressioni di un memento mori di genere. Il papavero però è troppo perfetto, la peonia è colta nell'attimo della sfioritura e il gesto va dissolto in modo che ciò che può emergere per rimanere sia solo il segno non figurativo, un'imperfezione piena di bellezza, un'eco di soglia.

Nel Feng Shui classico la soglia di casa rappresenta lo spazio simbolico del passaggio e della trasformazione, un luogo/non luogo dai confini sfumati, da attraversare per entrare nel proprio spazio sacro, la casa, restando tuttavia ancora in contatto per un breve attimo con il "fuori". Qui yin e yang si incontrano, il sè pubblico sfuma nel sè privato, solo attraversando la soglia il rumore di fondo del mondo esterno cede il passo alla quiete di casa.
Eppure questo luogo simbolico a me così caro si è via via perso nella contemporaneità ed è quasi scomparso dalla nostra esperienza quotidiana.
Le case dei nostri nonni possedevano una soglia, dei gradini fuori casa su cui sedersi la sera, uno spazio in cui metter fuori una sedia e guardare i bambini giocare e i vicini passare.
Le nostre case in ambiente urbano, per ben concepite che siano, ci negano l'esperienza della soglia. Possediamo magari un giardino privato (chiuso e recintato), con muri alti a garantire la privacy e una porta blindata all'ingresso di casa, che è spesso priva di un atrio ben organizzato: la fame di spazio favorisce gli open spaces e si entra direttamente nel cuore intimo del nostro abitare, senza un rito di passaggio, un filtro dentro/fuori, la possibilità di sentire l'attraversamento. La casa moderna è concepita per chiudere, separare e blindare la nostra intimità, più che per condividere esperienze e aprirci al mondo.
Non è così ovunque, non lo è in alcuni dei nostri borghi rurali specie nel meridione, non è così in Giappone.
La casa tradizionale giapponese, grande o piccina che sia, possiede l'engawa, che corre su uno o più lati perimetrali esterni dell'abitazione: si tratta di una sorte di larga pedana di legno, dove ci si può sedere, leggere, guardare il giardino interno o fermarsi a parlare con amici e vicini di casa, in modo informale e senza troppe cerimonie e riti di accoglienza (in cui pure i giapponesi, in ambiti diversi, sono maestri).
Non si è dentro e non si è fuori, si sta nel mezzo, in uno spazio che favorisce una socialità spiccia e senza fronzoli. Il vicino che deve comunicare qualcosa arriva davanti a casa, si leva le scarpe su un apposito sasso piatto che si trova all'esterno davanti all'engawa, si siede, ti parla e se ne va. Non è entrato nello spazio sacro di casa ma non è neppure stato lasciato fuori in piedi e all'esterno, sulla strada, e questo luogo assolve così a un compito che semplifica la vita della comunità e permette alle persone di accedere a un livello intermedio di intimità, semplice ed efficace.

In Giappone l'engawa ha anche un'altra funzione, che è quella di favorire la connessione profonda della persona con la natura e con l'alternarsi ciclico delle stagioni.
Aprendo le porte scorrevoli in carta di riso (shoi) tutta l'abitazione si apre quasi completamente all'esterno, sul giardino, per permettere la contemplazione della bellezza della natura, di cui i giapponesi sanno godere come nessun altro popolo al mondo: lo devono alla loro fede antica nello shintoismo, non una religione ma una filosofia di vita più vicina al paganesimo che alle religioni monoteiste che conosciamo, così ricche di dogmi e rigide credenze.
Il tema della soglia mi risuona molto perchè nelle mie consulenze presto sempre particolare attenzione alla qualità ambientale della zona dell'ingresso, spesso sottovalutata, se non addirittura inesistente: in quel caso trovo il modo per ricreare uno spazio simbolico seppure minimo, lavorando con materiali, luci e piccoli mobili che favoriscano un momento di stasi al nostro vivere compulsivo ad alta prestazione.
L'ingresso è il luogo in cui yin e yang si incontrano e fondono, il biglietto da visita percettivo ed energetico di tutta l'abitazione, lo spazio in cui l'individuo può letteralmente posare i pesi del suo essere sociale e pubblico e ritrovare le persone e le cose che ama e che lo fanno sentire al sicuro.
Ecco l'obiettivo primo del Feng Shui: farci sentire profondamente al sicuro, in uno spazio forse non perfetto ma giusto per noi.




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